Un Dio fragile

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La frase che l’evangelista Luca riporta dopo la guarigione del paralitico, «Oggi abbiamo visto cose prodigiose» (Le 5,26) in realtà in greco è eìdomen parádoxa, abbiamo visto paradossi. Pará-doxa, con­tro il senso comune. Controcorrente appunto.

Ma cosa significa questo termine applicato a Gesù? Non certo la contestazione, il rifiuto delle regole, la semplice ribellione: tutto questo ha un sapore sempre un po’ adolescenziale e lascia un senso di un’inconcludenza. Significa piuttosto che la realtà è sempre più ricca e complessa di ciò che riusciamo a vedere, e che non sempre ciò che più conta è anche ciò che è più visibile. Per questo Gesù mostra sempre anche «l’altra faccia»: secondo la psicanalista francese Marie Balmary questo è pro­prio uno dei significati di «porgere l’altra guancia».

Come ha notato Enzo Bianchi, il cristianesimo è una delle religioni che più fanno ricorso al para­dosso e all’ossimoro: il Dio fatto uomo, il crocifisso risorto, amare l’inamabile, salvare la propria vita perdendola.

Ma questo andare contro il senso comune non ha una funzione puramente confusiva, bensì edu­cativa: Gesù disorienta per riorientare, perché ci rimettiamo in cammino anziché accomodarci nelle piccole certezze acquisite. Se «la fede vede nella misura in cui cammina» (Lumen fidei n. 9), «chi non si mette in cammino non trova il volto di Dio», ha detto papa Francesco.

La logica paradossale di Gesù è uno stimolo a «uscire». Ma è anche un modo di rifiutare le semplificazioni mortificanti: la realtà è ricca e piena, e dalla prospettiva di Gesù tutto può essere ricompreso, evitando le false alternative (la legge o l’amore) e le inutili rinunce dualistiche (al corpo per lo spirito).

Ma soprattutto la logica di Gesù ci mostra il «di più» dell’amore: al senso comune dell’«occhio per occhio», Gesù risponde con una logica eccedente e libera, che rinnova la realtà e la rigenera: la logica vitale della generosità e della grazia scalza così quella asfittica e mortifera dell’equivalenza e della ripetizione dell’identico (compreso il peccato) e ci rigenera come esseri nuovi.

Con l’ossimoro più alto e più lontano dal senso comune, la potenza della croce, Gesù ha sottratto alla violenza la pretesa di essere l’ultima parola, inaugurando una via nuova: dal principio della forza, della potenza e della guerra al principio della fraternità, dell’amicizia e della misericordia.

Solo seguendolo nel suo cammino paradossale e controcorrente possiamo resistere alle seduzioni di un mondo dove la scelta sembra ristretta alle due alternative di potenza o impotenza, dominio o sudditanza. Gesù ci mostra una via diversa: la forza dell’amore, che non ha paura della fragilità ma si lascia educare da essa. Così, in un mondo in cui vale solo la velocità, siamo invitati ad «assumere il ritmo salutare della prossimità» (Evangelii gaudium n. 169); invece di difenderci dall’altro e tenerlo a distanza siamo chiamati alla rivoluzione della tene­rezza (Evangelii gaudium n. 88).

(Chiara Giaccardi, sta in AA.VV., Gesù. Fonte del nuovo umanesimo, Messaggero, 2015)

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