Potere amare è la gioia di chi ama

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Lo Spirito Santo che anima le tre virtù domina anche l’intera vita cristiana. Lo Spirito Santo è in persona la legge del Nuovo Testamento. La medesima legge che domina l’attività di Dio governa anche quella dei fedeli di Gesù. E la legge cui Gesù era sottomesso, lui che venne «condotto dallo Spirito» (Le 4,1), lui che a Dio venne offerto nello Spirito (Eb 9,14) e nello Spirito viene risuscitato (Rm 8,11). Gesù si lasciava condurre dallo Spirito in cui aveva la sua identità di Figlio, concepito nello Spirito. Sottomettendosi alla legge, perviene alla propria pienezza filiale. Lo stesso vale per i fedeli: «Coloro che si lasciano guidare dallo Spirito di Dio sono figli di Dio» (Rm 8,14). L’etica cristiana è di grande nobiltà: la sua legge è in se stessa divina, e divinizza. Gli uomini nascono figli di Dio sottomettendosi a essa.

Una siffatta legge non è scritta, non può esserlo, se non nei cuori: «Porrò la mia legge in mezzo a loro e sul loro cuore la scriverò» (Ger 31,33). Gesù dice che essa sgorga nel cuore, sorgente di vita eterna (Gv 4,14).

Il cristiano deve dunque seguire la legge del proprio cuore. Non deve compiere degli atti perché comandati da Dio, ma deve seguire la legge del proprio essere, fare ciò che ama, perché la sua legge è lo spirito di amore effuso nel suo cuore (Rm 5,5). Ciò che ama e ciò che deve fare, lui lo può, perché la legge di amore che comanda è lo Spirito onnipotente che operò la risurrezione di Gesù.

«La legge dello Spirito di vita nel Cristo Gesù» (Rm 8,2) è dunque una legge di libertà. C’è uomo più libero di quello che ha il dovere e il potere di fare ciò che ama? «Fratelli, è alla libertà che siete stati chiamati» (Gal 5,13). La salvezza realizzata in Gesù è una redenzione, cioè una liberazione. Risuscitando nello Spirito, Gesù entrò nella piena libertà filiale, al di là di tutte le costrizioni terrene: «Dove c’è lo Spirito del Signore, lì c’è la libertà» (2Cor 3,17). In Cristo, il fedele è liberato dalla legge mosaica e da ogni legge esterna alla persona. «È perché (affinché) siamo veramente liberi che Cristo ci liberò» (Gal 5,1). Se l’uomo dà il suo assenso allo Spirito, «amore, gioia, pace, longanimità, bontà ecc.» maturano in lui con la naturalezza di frutti sulla pianta (cfr. Gal 5,22). «Con siffatte cose non c’è legge» (Gal 5,23).

Libero in Cristo e nello Spirito Santo, l’uomo è sottomesso a Dio. Vive nello Spirito che è il volere di Dio, vive nella carità che è il suo comandamento. La sottomissione a Dio è in linea con la sua libertà, perché la carità dello Spirito è in ugual grado sottomissione all’Al­tro, agli altri, e libertà nel dono di sé, proprio come Gesù morì e poi risorse.

«La legge dello Spirito di vita» è anche la ricompensa che Dio accorda a chi compie quella legge. Potere amare è la gioia di chi ama; uno che ama così non chiede maggiore ricompensa. Gesù viene esaudito nella sua stessa morte, che è glorificante, viene ricompensato nel suo morire verso il Padre. Morte e risurrezione costituiscono un unico mistero.

Tutto ciò non trova la sua intera verità che nella comunione finale con il Figlio (1Cor 1,9). La morale cristiana è di natura escatologica, la legge dello Spirito di vita è una grazia che chiama a quella comunione. La libertà del cristiano è commisurata alla presa dello Spirito. Ma in ampia misura il cristiano è ancora tributario della carne: «La vita che ora vivo nella carne…» (Gal 2,20). Fino a quando non è ancora sottomesso alla legge di libertà, fino ad allora è sottoposto a innumerevoli leggi scritte, a un insieme di leggi contenute nella Bibbia, come il decalogo, destinate a regolare le relazioni personali con Dio e con il prossimo, è sottoposto alle leggi scritte dal Creatore nella natura dell’uomo. Per quanto araldo della libertà cristiana, Paolo esige la sottomissione al potere ci­vile (Rm 13,1-7), nella misura in cui si conforma all’au­torità di Dio. Impone alle sue comunità delle regole di ordine canonico (cfr. 1Cor 8-11; 14). Regole e leggi che «sono stabilite non per chi è giusto, ma per i ribelli» (1Tm 1,9), per quelli su cui la presa dello Spirito non è ancora completa. Sono dei paletti, e non già quella strada vivente che è il Cristo risorto nella sua morte (cfr. Eb 10,19s). Continuano a svolgere il ruolo di «pedagogo verso Cri­sto» (cfr. Gal 3,24), fino al giorno in cui trionferà «la legge di Cristo», quella dello Spirito del mistero pasquale.

Sintetizzando, la tesi è quella della libertà nei riguardi delle leggi scritte, delle leggi esterne alla persona. Ma l’antitesi resta valida: il fedele è ancora soggetto a leggi del genere. La sintesi è nella preminenza della legge della carità, della legge della libertà. Le altre leggi relative, sono al servizio della carità e della libertà, subordinate al bene della persona nella sua relazione con Dio e con il prossimo.

(tratto da: François-Xavier Durrwell, Cristo nostra Pasqua, San Paolo 2003)

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