La fiducia

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Nel dialogo con i pazienti non si deve ad ogni costo far dire loro cose che non vogliano dire, ma si devono rispettare i loro silenzi, le loro omissioni, le loro insicurezze, e questo perché, solo se non si sentono indagati, i pazienti sono inclini ad avere fiducia nel medico, e nello psichiatra in particolare. Certo, la fiducia è di radicale importanza nella articolazione dialogica di una cura. Lo ha scritto in pagine molto belle Ludwig Binswanger, il grande psichiatra svizzero al quale si deve la rifondazione umana delle esperienze psicopatologiche, che sono state liberate dal giogo della mancanza di senso, e della incomprensibilità, e ricondotte nel solco di una emblematica dimensione esistenziale: di un diverso modo di essere nel mondo e di essere in relazione.

Certo, senza fiducia, senza i suoi impalpabili intrecci relazionali, non è facile entrare in relazione dialogica con le esperienze vissute, con le esperienze interiori dei pazienti, che rimangono segrete, inespresse, immerse nella loro profonda interiorità. La fiducia può scendere come una folgore in una relazione terapeutica, o si può costruire a mano a mano nel tempo, oppure può anche non nascere mai. Ma quando prende forma si mantiene viva solo sulla scia di parole che curano, di parole che salvano, e di gesti intessuti di gentilezza e tenerezza. La fiducia è impalpabile e imprevedibile, essendo così arcana e misteriosa nel suo nascere, e nel suo morire. In ogni caso non si può non considerarla un bene prezioso, e non si può non prenderla sul serio nella sua significazione umana e clinica di cura. La fiducia è una dimensione essenziale di ogni relazione terapeutica ma è fragilissima e ogni volta deve essere rinnovata in noi e negli altri. Non siamo responsabili, non ci possiamo sentire responsabili se non riusciamo a creare relazioni dialogiche nutrite di fiducia, ma, se questo accade, ne dovremmo prendere coscienza, e non insistere nel curare pazienti con cui, al di là delle nostre competenze e del nostro impegno, non si è creata una climax di reciproca fiducia.

Sono cose molto semplici, e molto pratiche, quelle che scrivo in queste mie pagine al fine di dire come in psichiatria gli intrecci emozionali, le attitudini personali, la presenza, o meno, di consonanze, o dissonanze, con i pazienti hanno una radicale importanza nel facilitare, o nell’ostacolare, lo svolgimento della cura; e la fiducia ne è condizione necessaria.

(tratto da Eugenio Borgna, L’ascolto gentile. Racconti clinici, Einaudi 2017)

 

Nota personale: La fiducia non riguarda unicamente il medico o lo psichiatra o il terapeuta in genere, ma anche il sacerdote, il religioso, il laico, ossia tutti noi che viviamo nel mondo a vari gradi di competenze, professionalità o ruolo sociale. Tutti noi siamo costantemente immersi in una rete di relazioni, come continue sono le dinamiche attraverso cui dare e ricevere fiducia. Al di là del giudizio con cui valuto in modo fortemente negativo la mia esperienza personale con terapeuti di ogni genere (dal medico allo psicologo, al sacerdote, etc.) vorrei sottolineare come proprio quella della cura (del corpo e dello spirito) sia l’ambito privilegiato in cui valgono i principi esposti da Eugenio Borgna. La fiducia è fragile e deve comunque essere rinnovata ogni volta. In mancanza, sapere arrendersi all’evidenza, anche se lo sforzo di ricercarla dovrebbe essere sempre prioritario, soprattutto per chi ha scelto un mestiere così complicato. AL

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