L’essenza dell’amore

eleonora aquitania2

Ogni giorno c’intratteniamo a discutere dell’amore. È nostro intendimento fare attenzione che esso non s’accenda nei nostri cuori come un fuoco, e da una piccola scintilla si tramuti in una fiamma, senza che ce ne accorgiamo: l’amore può rovinare oppure purificare tutta la nostra vita, perché da esso dipende tutto il nostro bene e tutto il nostro male.

La fonte dell’amore si trova nell’intimo di noi stessi ed è unica; essa alimenta due ruscelli: il primo è l’amore mondano e si chiama cupidigia, il secondo è l’amore divino ed è la carità. Al centro di tutto sta il cuore umano, dal quale sgorga la sorgente dell’amore: l’amore spinto dall’istinto verso l’esterno si chiama cupidigia, rivolto per desiderio verso l’interno prende il nome di carità.

Vi sono dunque due ruscelli che derivano dalla sorgente dell’amore, la cupidigia e la carità: la cupidigia è l’origine di tutti i mali, la carità è l’origine di tutti i beni. Tutto il nostro bene e tutto il nostro male dipendono dunque dall’amore. L’amore, per quanto sia misterioso, è certamente qualcosa di grande e da esso dipende tutto ciò che è in noi. Che cosa è l’amore, che cosa può l’amore e da dove viene? Anche la Sacra Scrittura, ispirata da Dio, parla del­l’amore: forse che di esso dovrebbero trattare esclusivamente coloro che hanno l’abitudine di avvilire ogni onesto sentimento? Sono tanti coloro che di proposito ne spiegano i misteri, eppure sono pochi quelli che non arrossiscono a parlarne apertamente in pubblico!

E noi quale posizione prenderemo? Terremo forse lezione sull’amore in modo turpe e sfrontato, sebbene an­che le persone impudiche non possano non arrossire, quan­do parlano in pubblico dell’amore? Si osservi che è cosa ben diversa esaminare il vizio per sradicarlo, dall’istigare al vizio, al fine di distogliere gli altri dalla virtù e dalla verità. Noi riflettiamo atten­tamente sull’amore per conoscerlo, e poter quindi evitare eventuali pericoli, mentre altri fanno ricerche per sapere e imparano per mettere in pratica.

Che cos’è dunque quella potenza che si trova in noi e disperde in molti modi i nostri desideri, conducendo il nostro cuore in direzioni opposte? Ciò non è altro che l’amore: un movimento del cuore, uno e unico per na­tura, ma molteplice nelle sue azioni: quando si orienta in modo disordinato, cioè verso un oggetto illecito, si dice cupidigia; quando al contrario è ben ordinato, si chiama carità.

Come potremo definire propriamente quel movimen­to del cuore che chiamiamo amore? Ci conviene esami­narlo a fondo, affinché qualche suo aspetto non ci resti sco­nosciuto: non potremmo cautelarci se è un male, né de­siderarlo e possederlo se è un bene: infatti mentre dal­l’amore cattivo provengono innumerevoli mali, dall’amore buono derivano innumerevoli beni.

Come possiamo allora definire l’amore? Dobbiamo compiere un’attenta indagine e riflettere profondamente, poiché l’oggetto della nostra ricerca è piuttosto oscuro, eppure quanto più è collocato nell’intimo di noi stessi, tanto più domina il nostro cuore nell’ima e nell’altra di­rezione. L’amore sembra essere il compiacimento del cuore di una persona verso qualcosa, a causa di qualcosa: si presenta come desiderio nella ricerca, e felicità nella sod­disfazione del possesso, appare come una corsa, per quan­to concerne il desiderio e come un riposo per quanto si riferisce alla gioia del possesso.

Dall’amore deriva ogni tuo bene ed ogni tuo male, o cuore umano, poiché per nessun’altra ragione sei buono o cattivo, se non per il motivo che ami bene o male ciò che in se stesso è un bene. Ogni realtà esistente infatti è un bene, ma quando ciò che in se stesso è un bene è amato male, ciò non e un bene ed in ciò consiste il male. Pertanto né colui che ama è un male, né ciò che egli ama è male e neppure l’amore, col quale si ama, è un male, ma l’amar male è male e in ciò consiste tutto il male.

Disponete con ordine dell’amore e così non esisterà più il male. Voglio affidarvi un grande insegnamento, se pur rie­sco ad esprimere ciò che vorrei dire. Dio onnipotente, che non ha bisogno di nulla, perché è il sommo Bene — Egli che non può ricevere qualcosa da nessuno, per accrescere il suo essere, poiché tutto ciò che esiste proviene da Lui, né può perdere qualcosa, ossia subire diminuzione, poiché tutte le cose sono immutabilmente in Lui -, creò la per­sona umana soltanto per amore, non per alcuna necessità, volendo ammetterla a partecipare della propria beatitudi­ne. Dio pose nell’uomo il sentimento dell’amore allo sco­po di renderlo capace di godere un giorno della sua supre­ma felicità.

L’amore è il palato dello spirito, poiché rende perce­pibile il sapore di una dolcezza interiore: per mezzo del­l’amore ogni uomo riesce a gustare la gioia della sua fu­tura felicità e vi si attacca con un desiderio insaziabile. Per mezzo dell’amore Dio ha dunque congiunto a sé la persona umana affinché, legata sempre a Lui, potesse succhiare in qualche modo da Lui in ogni suo affetto e bere da Lui in ogni suo desiderio e possedere in Lui in ogni sua gioia quel bene infinito che dovrà costituire la sua felicità suprema.

Succhia, piccola ape, e bevi la dolcezza soave e ine­narrabile che ti è donata! Immergiti ed accresci le tue ca­pacità ricettive: il Bene divino in se stesso è inesauribile, tu sola puoi stancarti; unisciti strettamente a Lui, prendi e gioisci della tua felicità: se la tua capacità di godere potrà durare per sempre, anche la tua felicità durerà per sempre. Non c’è ormai per noi motivo di vergognarci, né di pentirci, per aver preso in considerazione l’argomento del­l’amore: non dobbiamo pentirci ove c’e tanta utilità, ne dobbiamo vergognarci, ove c’è tale onorevolezza.

La persona umana è stata dunque congiunta al suo Creatore per mezzo dell’amore ed è soltanto il legame del­l’amore che li unisce insieme: quanto più questo vincolo sarà forte, tanto più sarà causa di felicità. Per realizzare una comunione totale ed una perfetta concordia, il legame è stato raddoppiato nel vincolo del­l’amore di Dio e nel vincolo dell’amore del prossimo: men­tre per mezzo dell’amore di Dio tutti si congiungono ad Uno solo, per mezzo dell’amore del prossimo tutti diven­tano una cosa sola tra loro. In questo modo ogni singola persona, per mezzo dell’amore del prossimo, riesce a pos­sedere negli altri, in modo pieno e perfetto, quanto da sola non riusciva ad accogliere di quel bene infinito al quale tutti singolarmente si congiungono: così nell’amore il bene di tutti è totalmente posseduto da ognuno.

Disponete con ordine dell’amore. Che cosa significa­no queste parole? Quando l’amore è desiderio, deve dirigersi bene; quando è gioia, deve trovare bene il suo riposo. Come ho già detto, l’amore è il compiacimento del cuore di una persona verso qualcosa, a causa di qualcosa: è desiderio nella ricerca ed è riposo nel conseguimento della felicità; è simile ad una corsa per quanto concerne il movimento del desiderio, ed è simile ad un riposo per la gioia del possesso; corre verso il suo bene e si riposa in lui.

Ascoltatemi, forse riuscirò ad esprimere bene il mio pensiero: in che direzione dovrà correre il nostro amore, dove potrà trovare la sua pace? Vi sono tre realtà che possono essere amate bene o male: Dio, le persone umane e le cose del mondo. Dio è sopra di noi, le persone sono accanto a noi, le cose del mondo sono sotto di noi.

Disponete con ordine dell’amore. Se esso è proteso nella corsa, ovvero se si riposa, tutto avvenga ordinatamente. Il desiderio è appunto simile ad una corsa, il gaudio ad un pacifico riposo, e per questo motivo, mentre la gioia del possesso permane uguale e costante, poiché si trova stabilmente nel bene conseguito e non può subire varia­zioni per qualsiasi vicissitudine, il desiderio è sottoposto alla mutabilità propria del movimento, poiché non resta appagato da qualche bene particolare e ricerca sempre qual­cosa di diverso.

In ogni corsa si possono osservare un punto di par­tenza, un tragitto ed un traguardo. In che modo dovrà correre il nostro desiderio? Considerando le tre realtà esi­stenti: Dio, il prossimo ed il mondo, siano dati a Dio tutti e tre i momenti della corsa, al prossimo due, al mon­do uno: il nostro amore sarà disposto allora con ordine per quanto concerne il desiderio.

L’amore può svilupparsi con ordine per quanto at­tiene al movimento del desiderio, quando pone in Dio il suo punto di partenza, il tragitto e la meta della sua corsa: l’amore è suscitato da Dio quando riceve da Lui le ra­gioni per le quali lo ama, percorre il tragitto insieme con Lui, quando non si oppone mai alla sua volontà, tende verso Dio come a propria meta, quando anela a trovare in Lui la sua pace. Tutti i tre momenti della corsa appar­tengono a Dio.

Due momenti spettano al prossimo: il punto di par­tenza ed il tragitto, ma non il traguardo. Le persone pos­sono costituire il punto di partenza del nostro desiderio d’amore, quando suscitano in noi il piacere del loro bene e della loro perfezione; possono accompagnarci lungo il tragitto, quando desideriamo di percorrere insieme con loro la via di Dio e di raggiungere insieme con loro il tra­guardo, ma esse non devono costituire la nostra meta fi­nale, perché non è possibile riporre nell’uomo la nostra suprema speranza e fiducia. Due momenti della corsa si possono quindi riferire alle persone umane: il punto di partenza ed il tragitto, non il traguardo.

Tra i momenti che caratterizzano la corsa, uno solo è pertinente al mondo: il punto di partenza, ma non il tragitto, né il traguardo. Il nostro desiderio può essere suscitato dalle cose del mondo, quando ci rivolgiamo con maggior slancio verso Dio, nell’ammirazione e nella lode, dopo aver osservato le opere della sua creazione. Il no­stro desiderio correrebbe con le cose del mondo, se si ren­desse simile al mondo nelle oscillazioni dei suoi continui cambiamenti, deprimendosi nelle vicende avverse ed esal­tandosi nelle vicende fortunate. Il nostro desiderio si ri­volgerebbe alle cose del mondo, come alla propria meta finale, se si proponesse di trovare la sua piena soddisfa­zione e la sua pace nei piaceri e nei godimenti del mondo.

Disponete con ordine dell’amore: il vostro desiderio nella sua corsa proceda da Dio, con Dio e verso Dio; dal prossimo, con il prossimo, ma non verso il prossimo; dal mondo, ma non col mondo e non verso il mondo, e trovi il suo riposo nella gioia di Dio. Questa è la carità bene ordinata: tutto ciò che è privo di questo ordine è disordinata passione.

(tratto da Ugo di San Vittore (1096-1141), L’essenza dell’amore, sta in Didascalicon e altre opere, Rusconi 1987, a cura di Vincenzo Liccaro)

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