L’evanescenza dell’altro

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Come lo smog inquina l’aria delle nostre metropoli rendendola irrespirabile, così la mentalità nichilista avvelena rapporti e lavoro, le due sorgenti della nostra esperienza quotidiana, alterandoli fino a distruggerne la struttura costitutiva. Siamo arrivato alla radicalizzazione della concezione borghese del rapporto individuo-società, caratterizzata da un individualismo molto marcato, per cui l’io ha smarrito il senso e il posto dell’altro nella propria vita. Non ne riconosce più il peso determinante per la propria consistenza.

Siamo diventati talmente individualisti da essere incapaci di un’autentica apertura amicale, pur così costitutiva dell’io, come lo stesso rapporto originario del bambino con la madre e con il padre identifica e denota.
Gli altri, per me, non esistono se non in quanto mi provocano una reazione di fastidio o di piacere. E’ come se l’altro non fosse la condizione normale della mia esistenza, come se non fosse la modalità attraverso la quale io sono chiamato a dire io.
In questo senso mi ha molto colpito un fatto che mi è capitato recentemente, di ritorno da Milano in aereo. Dopo l’atterraggio siamo stati fatti salire sul bus che conduce al terminal e lì siamo rimasti fermi per 15-20 minuti, tanto che qualcuno stava cominciando a spazientirsi: evidentemente l’autista non aveva il permesso per partire… Ad un certo punto vediamo comparire una signorina aggraziata, la quale con calma serafica continuava a rifarsi il maquillage, mentre gli altri duecento aspettavano inquieti. Quando al suo arrivo qualcuno le ha inviato battute non proprio gentilissime, la donzella si è mostrata sorpresa, come se solo allora scoprisse che dal suo arrivo sul pullman dipendevano anche gli impegni degli altri e che al mondo non c’era soltanto lei!
 
 
 
(tratto da: Angelo Scola, Gesù destino dell’uomo. Cammino di via cristiana, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI), 1999, p. 15)
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